“La Finestrella delle Anime” Il nuovo libro di Alberto Paleari, sulle tracce dei Walser tra Valsesia e Val Strona.

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Un viaggio a piedi lungo il sentiero che unisce Alagna a Campello Monti, tra natura, arte e tradizioni alla scoperta di due valli e l’antico popolo che le abitò: i Walser.


Il libro verrà presentato nel corso della diretta Facebook venerdì 8 maggio alle ore 21 sulla pagina di MonteRosa Edizioni. Sarà possibile seguirla collegandosi a questo link


“La finestrella delle anime” è il nuovo libro di Alberto Paleari pubblicato da MonteRosa Edizioni che racconta un viaggio a piedi sulle tracce del popolo Walser, lungo il sentiero che unisce Alagna, la capitale turistica della Valsesia, a Campello Monti, ultimo avamposto abitato – ma solo in estate – della piccola Valstrona, valle del Cusio selvaggia e relativamente poco frequentata. Il libro non è una classica guida escursionistica ma si presenta piuttosto come un diario di viaggio alla ricerca di luoghi, uomini e storie, un viaggio vissuto e raccontato con lo spirito e la curiosità degli antichi esploratori, passo dopo passo.

Un popolo antico e fiero
Chi frequenta e ama le montagne non può del resto non subire il fascino dell’antico popolo Walser, che aveva la vocazione di colonizzare terre vergini e stabilirsi in luoghi inospitali, e che, fino alla metà del Novecento, mantenne intatte la propria lingua e le proprie usanze. I Walser sono oggi soprattutto noti per l’architettura tipica delle loro case, a cui anche il titolo del libro fa riferimento. “La finestrella delle anime”, infatti, in lingua Tizschu “Seelabalgga”, era un pertugio praticato in una parete, che poteva essere chiuso con un blocchetto di legno o con un’anta scorrevole, su cui a volte era incisa una croce. La finestrella veniva aperta quando moriva un membro della famiglia per dar modo alla sua anima di salire in cielo, e veniva rinchiusa subito dopo perché il fantasma non tornasse a tormentare i parenti.

Terre di arte e natura
L’amore dell’autore per questa terra nasce proprio dalla combinazione unica di bellezze artistiche e naturali che la Valsesia rivela a chi abbia voglia di conoscerla, come si afferma nel libro: “Non c’è che da girare la Valsesia a piedi per accorgersi di quanto buongusto ed eleganza vi siano ancora nelle sue cittadine, nei suoi villaggi, nelle case che hanno sempre un fregio, un abbellimento una decorazione, anche solo un traforo di legno nella balconata, una gronda intarsiata, una Madonna o una meridiana dipinta sulla facciata: secoli di arte hanno educato un intero popolo alla bellezza.” E ancora riguardo alla natura: “(…)Se le sue opere d’arte non fossero inserite in un contesto naturale grandioso ai miei occhi varrebbero sicuramente meno. Prima ancora dell’arte e dell’architettura, ciò che ha reso la Valsesia unica e indimenticabile, sono le sue montagne, le foreste, i prati, le creste, la vegetazione lussureggiante, i torrenti limpidi e pescosi, gli animali selvatici che la popolano, la presenza costante del Monte Rosa che con l’immane massa scintillante dei suoi ghiacciai è stato la bussola del nostro viaggio.”

Il libro si divide in due parti, la prima “Sei giorni per un sentiero walser”, è dedicata proprio alla traversata da Alagna a Campello Monti, la seconda “Cronaca di viaggi straordinari”, racconta di una serie di escursioni in Valsesia e Valstrona ad alpeggi, colli e villaggi particolarmente significativi per la loro bellezza e l’importanza avuta ai tempo della colonizzazione Walser.

Alberto Paleari è nato a Gravellona Toce, all’ingresso dell’Ossola, nel 1949. Nel 1974 è diventato guida alpina e lo è stato per 43 anni. Nel 2018 è andato in pensione per dedicarsi alla scrittura. “La finestrella delle anime” è il suo terzo libro ambientato in Valsesia. Il primo è “L’angelo che scese a piedi dal Monte Rosa”, romanzo sulla vita di Tanzio da Varallo (2016), pittore Walser di Alagna Valsesia che visse tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600; il secondo, ”Verso la montagna sacra”, è il racconto di un cammino tra Orta e Varallo Sesia (2017). Tra i suoi libri si annoverano romanzi, diari di viaggio, memorie e sei guide alpinistiche sulla Valdossola. Fra tutti ama ricordare: “Le più belle vie di roccia dell’Ossola dal I al V grado”, storia di una vita passata ad arrampicare nella sua valle (2013), l’autobiografia “Le montagne e il profumo del mosto”, che racconta del mestiere di guida alpina e della sua famiglia che ha posseduto un’azienda vinicola per quattro generazioni (2015), “L’attraversamento invernale delle Alpi”, diario di un viaggio con gli sci dal Lago Maggiore al Lago dei Quattro Cantoni (2017), il memoir “L’altro lato del Paradiso”, cinquant’anni di frequentazione della Valgrande (2018), e, con, Erminio Ferrari, “Ossola Quota 3000”, racconto delle loro ascensioni ai 75 Tremila Ossolani e documento sullo stato attuale della montagna (2019).

Valle D’Otro, una splendia ciaspolata con tanta neve

Breve resoconto di una giornata sulla neve, in compagnia del CAI di Bollate

C’era un un cielo splendido e terso la mattina di domenica 9 febbraio ad Alagna ad attendere il pullman di sciatori e ciaspolatori del CAI di Bollate.

Zero gradi alla partenza, il gruppo ha affrontato con disinvoltura le rampe iniziali che si perdono nel fitto bosco sopra il paese delle “quattro valli”, per entrare poi negli splendidi altopiani riservati agli ampi pascoli ora coperti di neve, dove abbiamo incontrato silenziosi e candidi villaggi Walser.

Una gita bellissima che ha portato il gruppo a percorrere la valle D’Otro nella sua lunghezza, totalmente coperta di neve (un metro e mezzo) ed interamente affacciata ai caldi raggi di sole che ci hanno accompagnato fino a sera.

La meritata pausa pranzo non poteva che avvenire nei pressi di antichi insediamenti Walser, cui sono seguite le prove di uso dell’ARTVA per una parte del gruppo, mentre un’altra parte ha continuato il cammino sino alla panoramica meta del colle superiore, laddove si affaccia un panoramico balcone naturale sull’intera valle.

La discesa, più impegnativa per via della neve ghiacciata che richiamava attenzione costante e invocava l’uso dei ramponcini, ci ha ricondotto lentamente a Lagna, come viene chiamata in dialetto valsesiano, dove ad attenderci c’era una calda locanda con le sue gustose merende.

L’incontro finale è stato con gli sciatori di ritorno ed il pullman che ci attendeva per il rientro.