Cammino dei Ribelli – Cinque giorni tra natura e memoria

Il gruppo pronti ad affrontare il cammino

Cinque giorni a piedi nell’Appennino piemontese, tra boschi, crinali, piccoli borghi e una storia fatta di resistenza e voglia di rinascita. È l’esperienza vissuta dal gruppo di escursionisti (17) della sezione Grandi Cammini del CAI Bollate lungo il Cammino dei Ribelli, un itinerario ad anello di circa 130 chilometri tra Arquata Scrivia e il monte Antola, nel sud-est del Piemonte, in una terra fortemente influenzata dalla cultura ligure.

Il gruppo ha percorso cinque delle sette tappe complessive, da Persi a Roccaforte Ligure: circa 90 chilometri e 4.000 metri di dislivello, attraversando la Val Borbera, un territorio ancora poco conosciuto e sospeso tra Piemonte, Liguria, Emilia e Lombardia.

Il Cammino dei Ribelli prende il nome dalle tante forme di ribellione che hanno segnato questa valle. Ribelli furono i partigiani che qui combatterono contro il nazifascismo, ma anche le comunità che nei secoli si opposero alle imposizioni feudali e monarchiche e, ancora prima, le popolazioni liguri che resistettero alla conquista romana. Oggi ribelli sono i contadini e i pastori che continuano a lavorare questa terra, le giovani famiglie che scelgono di viverci e i camminatori che ne mantengono vivi gli antichi sentieri.

Le cinque tappe – Persi-Albera Ligure, Albera Ligure-Cosola, Cosola-Fontanachiusa, Fontanachiusa-Dova Superiore e Dova Superiore-Roccaforte Ligure – hanno regalato paesaggi e incontri: le Strette del Borbera, il bagno nelle acque del torrente, il ponte di Pertuso e il monumento ai partigiani, il Museo della Resistenza e della Vita Contadina di Rocchetta Ligure.

Un viaggio anche nella memoria di un territorio segnato dallo spopolamento, tra cascine, mulini, paesi abbandonati e piccoli borghi dove ancora si incontrano abitanti capaci di accogliere con semplicità e generosità. E poi i boschi di castagni e faggi, i crinali con i panorami che ripagano della fatica. Il tutto completato da ottimo cibo e ospitalità.

Mari & Monti: Cavi – Sestri Levante (GE)

Consueta facile escursione di settembre adatta a tutti, il percorso turistico da Cavi a Sestri Levante presenta un dilivello di 90 m con una lunghezza di 3,6 Km.

MODALITA’ DI ISCRIZIONE: per iscriverti vai alla pagina dedicata – clicca qui –

Attrezzatura obbligatoria:
quella indicata nella scheda.

NB: Con l’iscrizione i partecipanti ACCETTANO il “Programma” dell’Escursione e le norma del “Regolamento” e DICHIARANO di essere edotti sulle note relative al “Dovere di Informazione e Consenso Informato”. I documenti sono disponibile in Sezione e sul sito internet del CAI di Bollate.
Il percorso e/o la destinazione potrebbero cambiare rispetto a quello pianificato in funzione del meteo e/o dell’agibilità dei percorsi e ciò potrebbe avvenire anche durante il tragitto.

PER OGNI DETTAGLIO SUL PERCORSO ED UNA CORRETTA AUTOVALUTAZIONE DELL’IMPEGNO RICHIESTO E DELLE DIFFICOLTA’ PREVISTE, LEGGERE ATTENTAMENTE LA SCHEDA QUI SOTTO PUBBLICATA.

Scarica e porta con te la scheda escursione:

Maderhorn: sole, spettacolo e buona compagnia

Il gruppo degli escursionisti sulla vetta del Maderhorn con il Monte Leone sullo sfondo

Domenica 6 settembre è ricominciato l’escursionismo del CAI Bollate con la prima uscita, dopo la pausa estiva, al Passo del Sempione. Interamente in territorio elvetico, l’escursione ha portato i “Piedilunghi” del CAI di Bollate alle pendici del Monte Leone. Il gruppo, partito dai 2.000 m del Simplon Hospiz, antica struttura che accoglie ad oggi ogni pellegrino in transito per l’importante valico tra Italia e Svizzera, è salito compatto sino ai 2.900 m della vetta del Maderhorn da dove ha potuto ammirare il fantastico panorama della catena interna delle alpi svizzere e la vista dei più importanti 4.000 m dello scudo crociato.

Non è neppure passata inosservata la cima N-E del Maderhorn, di poco più alta, raggiunta subito dopo chi aveva ancora energie da spendere.

Il rientro, vista la bellissima giornata ed il tempo a disposizione, non si è limitato al percorso dell’andata, ma ha spinto il gruppo a prolungare il proprio cammino sino ad incontrare il fronte lagunare del ghiacciaio “Chaltwassergletscher” (o ghiacciao d’Aurona) che cala direttamente dalle pendici della vetta del Monte Leone, tra laghi improvvisati e spettacolari lastre montonate sovrastate ai lati da enormi morene glaciali.

E se il piacevole intermezzo del bagno nelle acque di fusione ha dato conforto prima di continuare il percorso di rientro, il pensiero è rimasto alle cascate di acqua cadenti dal ghiacciaio oramai totalmente scoperto, segno evidente della sua sofferenza dovuta ai cambiamenti climatici oramai sempre più evidenti.

Il sole, anche se purtroppo tossico e nocivo per le nevi perenni, ha baciato gli escursionisti per tutto il percorso; gradito per la temperatura che ci ha regalato e per la stupenda escursione che ha consentito di compiere.